15.06.2009
Il sole 24 ore 15 Giugno 2009
La crisi mette per la prima volta alle corde i produttori di macchine, attrezzature e materiali per la pulizia industriale: dopo il calo delle vendite iniziato nell'autunno 2008, quest'anno continuerà la flessione a due cifre dei ricavi.
Secondo uno scenario definito «ottimistico» da Michele Redi, presidente di AfidampFab, l'associazione che raggruppa le aziende del settore, la frenata potrebbe essere del 16%, con un giro d'affari previsto a fine 2009 intorno a 1,13 miliardi di euro. Però la perdita potrebbe essere superiore, del 20% e oltre, «se nella seconda metà dell'anno non ripartirà la domanda mondiale». Opinione condivisa tra gli imprenditori, che parlano anche di un rallentamento vicino al 30 per cento. Intanto nel triangolo della cleaning area - la maggior parte delle imprese di pulizia industriale sono infatti concentrate tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna - è la prima volta che si registra un ciclo recessivo dopo decenni di crescita costante. «Il ricorso alla cassa integrazione a rotazione è generalizzato - sottolinea Redi - e non sono mancati casi di riduzione del personale».
Domanda a intermittenza Incognite pesanti, dunque, per il settore nel suo complesso, dove oltre la metà del business è legato
all'export (ma considerando le sole macchine per gli interni e quelle stradali si arriva al 76%) e con «il made in Italy» che gode di una solida leadership.
Per quanto riguarda la domanda interna tiene quella del settore pubblico, dalle macchine per pulizia delle strade a quelle per la rimozione dei graffiti, e degli enti governativi, mentre dal mondo privato gli ordini arrivano soprattutto dal settore alimentare e dalla grande distribuzione, frutto dell'apertura di nuovi iper..
Qualche segnale di ripresa si è visto a "Pulire", la fiera biennale che si è svolta a Verona.
In Francia e Germania, a detta degli imprenditori interpellati dal Sole 24 Ore, anche in questi giorni si riescono a raccogliere ordini interessanti, mentre da Usa, Spagna ed Est Europa il calo degli ordinativi è di circa un terzo. Soddisfatti, poi, si dichiarano i fornitori di prodotti chimici per la detergenza, comparto che nel 2008 ha fatturato 200 milioni di euro (+9% a valore e +7% a volume rispetto all'anno precedente) e una buona crescita della domanda da parte dei mercati esteri.
«Lo scorso anno il cambio sfavorevole dollaro/euro ha penalizzato molto le vendite negli Stati Uniti - ricorda invece Gianfranco Cianci, amministratore delegato del gruppo Ipc, la realtà italiana più importante del settore delle macchine, attiva con oltre mille dipendenti in otto stabilimenti in Italia e sette filiali nel mondo -.
Abbiamo subìto una forte flessione nel settore consumer, mentre ha tenuto quello professionale». Il gruppo nel 2008 dovrebbe avere replicato, continua Cianci, il risultato di poco superiore ai 300 milioni del 2007 con un mol di circa 30 milioni di euro e un ebit superiore al 14 per cento.
Futuro ecosostenibile «Le cose potrebbero anche andare peggio - avverte Massimiliano Ruffo, 39 anni, amministratore delegato
della Fimap, che con la consociata Comac ha una posizione di leadership europea nel segmento delle macchine lavasciuga pavimenti per la pulizia industriale -. Puntiamo a consolidare le posizioni, continuando a investire con un piano che per il triennio 2008-2010 prevede un budget di 12-15 milioni, per essere pronti con nuovi prodotti e servizi quando la domanda ripartirà».
Il portafoglio ordini della Fimap si è ristretto a 30 giorni, mentre l'anno scorso era di tre mesi.
E spesso i rivenditori ordinano solo sul venduto. «In Italia credo che dovremmo soffrire ancora un po' e mi auguro di vedere segni positivi a settembre o anche prima - continua Ruffo -. I prezzi medi di vendita sono in calo e si vive una grande incertezza, senza dimenticare che i margini hanno visto una diminuzione del 5-6 per cento».
Per il rilancio si punta sull'innovazione di prodotto e sull'ecosostenibilità. In questo ambito si va nella direzione di ridurre il ricorso ai prodotti chimici o di utilizzare spazzatrici con motore a metano (comparto in cui è attiva la Dulevo di Parma), quindi quasi a impatto zero e che dispongono di un sistema di filtri in tessuto Gore che abbatte le polveri sottili e il Pm10 della polvere aspirata dalla strada.
Secondo uno scenario definito «ottimistico» da Michele Redi, presidente di AfidampFab, l'associazione che raggruppa le aziende del settore, la frenata potrebbe essere del 16%, con un giro d'affari previsto a fine 2009 intorno a 1,13 miliardi di euro. Però la perdita potrebbe essere superiore, del 20% e oltre, «se nella seconda metà dell'anno non ripartirà la domanda mondiale». Opinione condivisa tra gli imprenditori, che parlano anche di un rallentamento vicino al 30 per cento. Intanto nel triangolo della cleaning area - la maggior parte delle imprese di pulizia industriale sono infatti concentrate tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna - è la prima volta che si registra un ciclo recessivo dopo decenni di crescita costante. «Il ricorso alla cassa integrazione a rotazione è generalizzato - sottolinea Redi - e non sono mancati casi di riduzione del personale».
Domanda a intermittenza Incognite pesanti, dunque, per il settore nel suo complesso, dove oltre la metà del business è legato
all'export (ma considerando le sole macchine per gli interni e quelle stradali si arriva al 76%) e con «il made in Italy» che gode di una solida leadership.
Per quanto riguarda la domanda interna tiene quella del settore pubblico, dalle macchine per pulizia delle strade a quelle per la rimozione dei graffiti, e degli enti governativi, mentre dal mondo privato gli ordini arrivano soprattutto dal settore alimentare e dalla grande distribuzione, frutto dell'apertura di nuovi iper..
Qualche segnale di ripresa si è visto a "Pulire", la fiera biennale che si è svolta a Verona.
In Francia e Germania, a detta degli imprenditori interpellati dal Sole 24 Ore, anche in questi giorni si riescono a raccogliere ordini interessanti, mentre da Usa, Spagna ed Est Europa il calo degli ordinativi è di circa un terzo. Soddisfatti, poi, si dichiarano i fornitori di prodotti chimici per la detergenza, comparto che nel 2008 ha fatturato 200 milioni di euro (+9% a valore e +7% a volume rispetto all'anno precedente) e una buona crescita della domanda da parte dei mercati esteri.
«Lo scorso anno il cambio sfavorevole dollaro/euro ha penalizzato molto le vendite negli Stati Uniti - ricorda invece Gianfranco Cianci, amministratore delegato del gruppo Ipc, la realtà italiana più importante del settore delle macchine, attiva con oltre mille dipendenti in otto stabilimenti in Italia e sette filiali nel mondo -.
Abbiamo subìto una forte flessione nel settore consumer, mentre ha tenuto quello professionale». Il gruppo nel 2008 dovrebbe avere replicato, continua Cianci, il risultato di poco superiore ai 300 milioni del 2007 con un mol di circa 30 milioni di euro e un ebit superiore al 14 per cento.
Futuro ecosostenibile «Le cose potrebbero anche andare peggio - avverte Massimiliano Ruffo, 39 anni, amministratore delegato
della Fimap, che con la consociata Comac ha una posizione di leadership europea nel segmento delle macchine lavasciuga pavimenti per la pulizia industriale -. Puntiamo a consolidare le posizioni, continuando a investire con un piano che per il triennio 2008-2010 prevede un budget di 12-15 milioni, per essere pronti con nuovi prodotti e servizi quando la domanda ripartirà».
Il portafoglio ordini della Fimap si è ristretto a 30 giorni, mentre l'anno scorso era di tre mesi.
E spesso i rivenditori ordinano solo sul venduto. «In Italia credo che dovremmo soffrire ancora un po' e mi auguro di vedere segni positivi a settembre o anche prima - continua Ruffo -. I prezzi medi di vendita sono in calo e si vive una grande incertezza, senza dimenticare che i margini hanno visto una diminuzione del 5-6 per cento».
Per il rilancio si punta sull'innovazione di prodotto e sull'ecosostenibilità. In questo ambito si va nella direzione di ridurre il ricorso ai prodotti chimici o di utilizzare spazzatrici con motore a metano (comparto in cui è attiva la Dulevo di Parma), quindi quasi a impatto zero e che dispongono di un sistema di filtri in tessuto Gore che abbatte le polveri sottili e il Pm10 della polvere aspirata dalla strada.





















